I tassi di fertilità in Africa sono superiori a 6 bambini per donna (in Asia e America Latina solo 3). I tassi di crescita naturale sono i più alti del mondo (3% contro 2,7% in l’America Latina e il 2,1% in Cina). I governi africani hanno sempre dimostrato una certa ostilità ad impegnarsi in una reale politica demografica, fondamentale se si ha come obiettivo lo sviluppo di un paese. Ricordiamo che l’Africa detiene anche il primato per il più basso uso di contraccettivi. Sono di fondamentale importanza le campagne di prevenzione unite all’educazione e alla diffusione di anticoncezionali.
Va da sé che nella regione maggiormente devastata dalla piaga dell’Hiv, l’incremento demografico significa anche diffusione incontrollata del virus. Secondo i dati diffusi dallo Joint United Nations Programme on Hiv/Aids, nel 1999 si contavano nell’Africa subsahariana 23.300.000 tra malati di Aids e sieropositivi (su 36.000.000 in tutto il mondo).
L’Aids sta divorando l’Africa subsahariana dove si concentra il 70% delle persone malate. Si prevede che entro la fine del quinquennio 2000-2005 morirà il 60% dei bambini in Botswana, il 48% in Sudafrica, Zambia e Zimbabwe, il 35% in Kenya. Questi dati sono terribili dal punto di vista umano ma sono anche una seria minaccia alla stabilità economica. L’epidemia significa infatti perdita di vite, un durissimo colpo al sistema sanitario, ma anche totale assenteismo nei posti di lavoro e conseguente blocco della produttività proprio in un’epoca in cui l’Africa deve rendersi sempre più competitiva per la globalizzazione dell’economia.
Guardiamo le cifre relative alla diffusione dell’HIV, validate a Ginevra, a Novembre 2005 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS-WHO) e dall’Agenzia ONU “UNAIDS”.
Stima globale di HIV/+, Adulti e bambini, 2005
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A - Individui HIV positivi
di cui nell’Africa Sub-sahariana |
40.3 milioni
25.8 milioni |
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B – Nuove infezioni 2005
di cui nell’Africa Sub-shariana |
4.9 milioni
3.2 milioni |
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C – Morti di AIDS nel 2005
di cui nell’Africa Sub-Sahariana |
3.1 milioni
2.4 milioni |
Le grandi aree geografiche a confronto con l’epidemia HIV sono quindi 3: Centro- Sud America, Africa, Asia - Oceania.
Senza dubbio ci troviamo di fronte ad un continente alla deriva che richiede nuovi ed efficaci investimenti per arginare questa piaga.
PERCHE' LA ZAMBIA
Attualmente in questo paese si sono create le condizioni più favorevoli per intervenire in modo rapido ed efficace. Lo Zambia è uno dei Paesi più poveri e svantaggiati dell’Africa sub-equatoriale, con una percentuale elevata della popolazione affetta da HIV, malaria e tubercolosi: le 3 maggiori pandemie che affliggono l’Umanità.
Nel contempo si tratta di un paese politicamente stabile, con un buon livello di democrazia, privo di tensioni tribali, religiose o razziali. Le infrastrutture sanitarie e scolastiche sono ben disegnate, anche se allo stato attuale risultano essere insufficienti ed inadeguate. Si parla quindi di una società desiderosa di evolversi e migliorare la propria situazione, un terreno fertile nel quale Sharing Life, con l’aiuto della comunità locale, può apportare cambiamenti sostanziali.
Sharing Life non ha scelto lo Zambia come “unico” obiettivo per i suoi interventi. L’avviamento del Centro di Riproduzione Assistita, progetto più importante dell’organizzazione, è un’idea molto innovativa che ha richiesto l’impegno e lo studio di molti medici. La sua realizzazione comporterà un sostanziale abbassamento della percentuale di sieropositivi nel paese. Data la profonda conoscenza del paese, Sharing Life ha scelto Lusaka come centro pilota, con l’obiettivo di intervenire in futuro in altri paesi.
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