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HIV E AIDS
HIV è l’acronimo inglese di Human Immunodeficiency Virus, e, ad oggi, è responsabile di una delle peggiori pandemie della storia. L’“AIDS” è la malattia che ne ha origina, ed è senza dubbio una delle parole più conosciute al mondo. Ciò malgrado, ogni anno, l’AIDS uccide silenziosamente 2 milioni di uomini, donne e bambini. Per dare un’idea della catastrofe: dal 1982, anno della scoperta del virus, il numero ufficiale di decessi per AIDS ha raggiunto, e forse alla fine del 2011 superato, il numero di 40 milioni.
Oggi come ieri, il binomio HIV/AIDS e una fabbrica di morte: tre milioni di nuove infezioni all’anno e quasi due milioni di morti a causa della malattia. Calcolatrice alla mano, significa 8.300 nuovi casi al giorno (quasi uno ogni due minuti!), e circa 230 uomini, donne e bambini, giovani e anziani, che muoiono ogni 60 minuti. La conoscenza sempre più approfondita del virus ha permesso nel corso degli anni di affinare le strategie di cura e di prevenzione: purtroppo, dopo la scoperta del virus, i laboratori di tutto il mondo si sono lanciati nella disperata ricerca di un vaccino, senza mai raggiungere il risultato sperato. Fallito l’obiettivo di trovare una cura, durante gli anni ’90 va affermandosi una strategia basata sulla prevenzione del virus. Una delle soluzioni a cui si giunge, benché non risolutiva, è il c.d. “modello ABC” (in italiano AFP: Astinenza, Fedeltà, Preservativo). L’introduzione dei farmaci antiretrovirali ha successivamente rivoluzionato la sfera curativa, ma la lotta alla diffusione dell’HIV e tutt’ora una battaglia che va combattuta sul terreno della prevenzione. Ma è una lotta contro il tempo. Recentemente, l’aumento del numero di morti per AIDS ha portato al progressivo innalzamento dei parametri che determinano l’accesso alla terapia, stabilito oggi dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) in 350 CD4 (questo valore viene accertato in fase di test).



La differenza fondamentale tra gli stati ad economia avanzata e il resto del mondo, consiste nel fatto che esistono delle soglie di accesso alla terapia molto più alte di quelle stabilite dall’OMS, permettendo ad un numero molto più alto di pazienti di essere curati. Oggi, l’accesso alla terapia è determinante: il trattamento farmacologico permette non solo di non morire, ma anche di non sviluppare la malattia, azzerando quasi del tutto i sintomi da affezione da HIV.
Nel sud del mondo, invece, stiamo assistendo impotenti al propagarsi del virus: e se la soluzione non fosse la cura ma la prevenzione attiva? Anche la Conferenza Internazionale sull’AIDS di Roma del 2011 (organizzata da International Aids Society), ha espresso questo verdetto, concludendo che il ricorso alla terapia ARV, somministrata anche ai soggetti affetti da HIV ma non ancora malati, possa abbattere la trasmissione del virus. Perché? Perché se messi sotto trattamento, questi soggetti smetteranno di essere infetti (la carica virale dopo 6 mesi si abbassa infatti a livelli prossimi allo zero), interrompendo la catena di trasmissione.