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Zambia

strategia

Incastonata tra Mozambico, Tanzania, Zimbabwe, Sudafrica, Congo, Botswana e Angola, la Repubblica dello Zambia diviene indipendente dal dominio coloniale inglese il 24 ottobre del 1964. Viene poi governata per 27 anni dall’unico partito politico legale del paese. Nel 1991 il nuovo Presidente eletto inaugura una politica di apertura internazionale, approvando una serie di riforme strutturali che modernizzano il Paese. Nel 2001 viene eletto un nuovo Presidente, a cui succede Rupiah Banda, il quale rimane Presidente dello Zambia fino al settembre del 2011. Le elezioni vengono vinte dal nuovo Presidente, Michael Sata. Quando si parla di Zambia, oggi giorno, si parla di uno stato in via di sviluppo dalle enormi potenzialità economiche, legate soprattutto al settore minerario, dove i bassi tassi di crescita demografica facilitano crescita del Pil e innalzamento verso l’alto delle condizioni di vita. Tuttavia, il paese continua a essere uno dei più poveri del mondo, con un tasso di disoccupazione superiore al 20%, almeno il 70% della popolazione che vive sotto la soglia di povertà e uno stipendio medio pro capite annuale di 395 USD.  Lo Zambia si trova al 164esimo posto nel mondo per Indice di Sviluppo Umano (0.481) e una speranza di vita alla nascita tra le più basse di tutto il continente africano, con un altissimo tasso di mortalità infantile (66 morti ogni 1000 abitanti). In buona parte, tutto questo è riconducibile alla diffusione dell’HIV e al divampare dell’AIDS. Quasi una persona su sette risulta contagiato dal virus nonostante l’avvio di un programma per la diffusione di farmaci antiretrovirali (ARV) varato nel 2003. Le donne sembrano essere le più colpite dal virus, tanto che nelle zone urbane una donna su due ne risulta contagiata. In Zambia vivono oggi circa 13.8 milioni di persone.

 

LOTTA ALL’AIDS IN ZAMBIA
“Combattere l'HIV/AIDS, la malaria ed altre malattie” costituisce il sesto obiettivo del millennio (MDG). In particolare le Nazioni Unite si sono date come obiettivo in primo luogo quello di “Bloccare la propagazione dell'HIV/AIDS entro il 2015 e cominciare a invertirne la tendenza attuale” e in secondo luogo “Garantire entro il 2010 l'accesso universale alle cure contro l'HIV/AIDS a tutti coloro che ne abbiano bisogno”. Purtroppo questi obiettivi sono stati solo in parte raggiunti.
In Zambia la lotta all’AIDS è una battaglia da combattere tutti i giorni. L’età media della popolazione è 52 anni (207esimo posto al mondo), la mortalità media si attesta al del 12.6%. In entrambi i casi, nell’incidenza sull’elevata mortalità gioca un ruolo di primaria importanza il virus dell’HIV, responsabile di circa 45.000 morti ogni anno. La carenza nelle strutture mediche a supporto della gravidanza costa circa 470 decessi materni ogni 100.000 parti. Il tasso ufficiale di prevalenza dell’HIV, il sesto più alto al mondo, si aggira mediamente intorno al 14.5%, significando che quasi due milioni di Zambiani sono affetti da HIV, dei quali, circa 400.000 hanno sviluppato la malattia. La percentuale di prevalenza HIV sale fino al 20% in alcuni contesti territoriali (aree rurali).
Circa il 40% dei bambini nati da genitori affetti da HIV è anch’esso sieropositivo, e solo il 2% di questi riceve la terapia antiretrovirale di cui necessita per sopravvivere. Ciò è riconducibile soprattutto alla carenza nelle aree rurali di strutture cliniche riconosciute o accreditate dal Ministero della Salute attraverso le quali fornire alla popolazione locale test rapidi, e trattamento ARV per i soggetti positivi al test.
Il tasso di prevalenza è decisamente maggiore fra le ragazze, anche di giovane età (<15 anni). Circa il 90% della trasmissione dell’HIV in Zambia è causato da rapporti eterosessuali, che in questo come in altri paesi africani possono essere molto precoci nella popolazione giovanile (>12 anni). Il rimanente 10% è invece dovuto soprattutto alla trasmissione madre-bambino durante la gravidanza o durante l’allattamento.
Infine, la diffusione della povertà ha costretto molte donne a dipendere economicamente dalla prostituzione, e ciò non può che facilitare ulteriormente la diffusione del virus.

HIV E MANCANZA DI INFORMAZIONE
Oltre all’accesso al test e al trattamento, l’informazione e l’educazione sono determinanti per rallentare la diffusione del virus: si pensi che, sebbene la
maggior parte della popolazione sia a conoscenza dell’esistenza del virus (secondo Zambia Sexual Behavior Survey-ZSBS condotto nel 2005, il 91% delle donne e 94% degli uomini sa che l’AIDS può essere evitata, l’89% delle donne è consapevole che una persona di ottimo aspetto possa essere sieropositiva, per gli uomini questa percentuale sale al 93%), permane una notevole ignoranza circa le sue modalità di trasmissione: basti considerare che il 34% della popolazione, nelle aree rurali, crede che l’HIV possa essere trasmessa dalle zanzare (il 20% nelle aree urbane). Ma c’è anche da considerare il pericoloso persistere della credenza che l’HIV possa essere curato facendo sesso con una vergine, che ha determinato un elevato numero di rapimenti di ragazze e un aumento delle persone contagiate.
Nelle aree rurale specialmente, mancando educazione e corretta informazione, si diffondono più facilmente preconcetti basati su false credenze, mentre la discriminazione sociale conseguente fa registrare un elevato abbandono scolastico e fenomeni di esclusione sociale dovuti all’affezione da questa patologie. Dati ufficiali dell’OMS e del PEPFAR confermano che circa l’80% delle persone HIV-positive non conosce il proprio stato, mentre il 90% dei partner sani non sono a conoscenza della positività del loro partner.




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